lunedì 13 luglio 2009

Effetti collaterali

Da sempre sostengo che il problema non sono le aziende che chiudono, il mercato fa selezione e le aziende, come le persone, possono avere un ciclo di vita e morire.
Il problema sono le aziende che non nascono e che non crescono.

E' uno degli effetti collaterali della globalizzazione.
Mi vengono in mente due ragioni:
una volta molte aziende nascevano da persone brave e intraprendenti che uscivano dall'azienda e (outsourcing ante litteram) ne diventavano fornitori.
una volta per mettere su l'aziendina con qualche risparmio, qualche cambiale e magari l'aiuto dei parenti ce la facevi.

La globalizzazione ha reso tutto difficile.
L'outsourcing ormai spessissimo si fa comperando dall'altra parte del mondo in paesi dove la mano d'opera costa poco proprio per eliminare l'operaio bravo (quindi costoso) che non solo non fa 'azienda ma resta disoccupato (grande spreco di risorse per la società).
Per far partire un'azienda oggi tra attrezzature, complicazioni burocrazia e necessità di strutturarsi in un certo modo ci vogliono un sacco di soldi.

Restano le aziende fondate da manager o gestori tecnici o commerciali (spesso gemmazioni che avvenivano anche anni fa) ma ormai molti pensano che sia meglio far carriera in una multinazionale che rischiare in proprio.

giovedì 9 luglio 2009

Istinto primordiale

Sei in una di quelle strade di paese strette dietro al solito cinghialino (auto nera piccola, modello vorrei ma non posso) occhiale da sole enorme, orecchino.

Al giallo (lontano) accelera e passa con un rosso pieno a una velocità alta.

Da destra, dopo qualche istante (per fortuna è prudente), vedi spuntare l'auto di tua figlia. E ti viene un tuffo al cuore.

Vincere l'istinto primordiale è non scendere e riempire il truzzo di botte quando tu, in moto, lo trovi inevitabilmente fermo al semaforo successivo.

martedì 7 luglio 2009

Libertà di movimento/2

Triste, molto triste.

Oggi si parlava di business, investimenti, mercato e spazi per fare cose.
E siamo d'accordo con un potenziale partner che c'è spazio per fare belle cose in una zona del sud.

Ma...

Ma ambedue siamo concordi di informarci.
Se si "paga" o no in quella zona.

E se si paga ce ne terremo lontani.
Contribuendo ad un piccolo passo indietro del mercato, della crescita e della creazione di lavoro ed iniziative nella nostra Italia.

Libertà di movimento

Chi mi legge sa che cito spesso detti e proverbi.

Le colpe dei padri ricadono sui figli.

L'attuale crisi economica, ne abbiamo parlato tante volte, richiede un forte intervento del pubblico nell'economia.
Siamo vicinissimi al disastro sociale che un innalzamento della disoccupazione senza prospettive potrebbe portare.

Quindi proprio in una fase come questa sono facilitate le formiche rispetto alle cicale: velocità di movimento, disponibilità economica sono di grande aiuto.

Ma noi abbiamo già sulle spalle un enorme debito pubblico (gli altri ci stanno raggiungendo con ampie falcate).
E come Atlante, schiacciati dal peso, ci muoviamo lentamente e speriamo di venircene fuori con qualche pannicello caldo o interventi spot a costo quasi zero.

Teniamolo presente quando ragioniamo sulla situazione. Qualcuno quel masso l'ha costruito.
E spesso abbiamo contribuito tutti, ognuno con la sua piccola fetta di interesse.

lunedì 6 luglio 2009

Setacci


Un mio messaggio su Twitter ha portato ad una discussione sul tema immigrazione in FF.
Nei giorni scorsi si è lungamente discusso in FF anche sul tema dei limiti di velocità.

Queste cose mi fanno pensare a quanto oggi sia complessa la società, essendo tutti informati. Lo è sempre stata, ma forse una volta la gente era meno informata.

Governare la complessità con le leggi è cosa improba. Ci sono interessi contrastanti continui.
Ad esempio la voglia di tranquillità degli abitanti di certe zone e la necessità di avere nelle città luoghi di aggregazione. Per contro le zone non frequentate perché non ci sono i locali presentano poi il problema della sicurezza e della gente che dice che non c'è neppure un bar aperto.
I grandi eventi e i problemi che portano, salvo poi lamentarsi che non si fa mai nulla.
Insomma interessi contrastanti anche per le stesse persone: l'appassionato di calcio magari non vuole concerti a San Siro, l'appassionato di concerti che odia il calcio dice "perché loro si io no?".
Vogliamo i parcheggi ma non i box sotto casa.
Vogliamo il verde e dimentichiamo quanto lavoro comporta (con relativi costi) poi la manutenzione, e magari parcheggiamo l'auto nell'aiuola e gettiamo i rifiuti nel giardinetto.

L'esempio dell'immigrazione è uno dei più attuali.
- si le immigrate che fanno le badati no le prostitute
- si gli immigrati ingegneri e che lavorano no i delinquenti

Le leggi, in uno stato serio, sono poche, chiare applicabili e applicate. Esattamente l'opposto che da noi.
Perché devo sentire un politico che dice "regolarizziamo le badanti" e se uno ha una persona che lavora in azienda senza permesso di soggiorno va in galera?
I privati sono più uguali degli imprenditori davanti alla legge? Ambedue fanno lavorare qualcuno in nero.
Un po' come le discussioni dell'altro giorno sui limiti di velocità. O ci sono e si rispettano tutti (compreso il 20 all'ora nei cantieri) se no chi decide quale rispettare e quale no?

Sembra facile, ma non lo è.
Come dicevo la società è sempre più complessa, gli interessi divergenti, a volte anche tecnicamente non è facile trovare meccanismi che offrano garanzie e giustizia.
Chi decide che quell'immigrato è utile per la nostra società e l'altro è un delinquente?

Insomma un bel problema.
Non a caso esplodono gli episodi di intransigenza, stiamo purtroppo tornando ad una specie di far west dove troppo spesso la gente si fa giustizia da se. Sta tornando la legge del più forte.
Che per certi versi, nei limiti, non era poi così negativa. Quando ero ragazzo io se facevi stupidate troppo grosse un qualsiasi adulto che ti scopriva ti dava due ceffoni. E se tornavi a casa a lamentarti ne prendevi altri due da papà.
A scuola, nei bar, in giro era tutta una presa in giro, ogni scusa era buona: grasso, magro, alto, basso, gay, sfigato, conquistatore, povero, ricco, moro, biondo, troppi capelli, senza capelli ecc.
Oggi ci sono genitori che denunciano i professori per un brutto voto. Ad ogni presa in giro si invoca il political correct e la discriminazione.
Cresciamo una generazione di inetti iperprotetti. E troppo spesso, purtroppo, leggiamo di ragazzi che fanno follie davanti alle prime difficoltà.

Invece la soluzione è semplice, lì, a portata di mano. Si chiama educazione civica, si chiama rispetto per gli altri, si chiama tolleranza.
E si chiama poche leggi, semplici, applicate in modo corretto.
E magari un pochino di autoironia, via.

Ma ce lo siamo scordato, la legge serve a far valere i nostri diritti, ad essere "interpretata".
E' uguale per gli altri, per noi stessi abbiamo mille scuse.
Usiamo il setaccio personalizzato per far passare quello che ci interessa.

venerdì 3 luglio 2009

Gente che conta

Volete sapere chi comanda in lombardia?
Leggete questa:Matching 2009.
Non "alle fiere" ma "a quella fiera".

Incidentalmente organizzata dalla Compagnia delle Opere.

E tutti gli associati (per legge) alla CCIAA pagano.

Civiltà

Questo signore si chiama Madoff ha fatto un bel buco nel 2008.
Arrestato l'11 dicembre è stato condannato nei giorni scorsi a 150 anni.
Questo signore si chiama Cragnotti ha fatto un buco nel 2004.
Il processo è in corso.
Questo signore si chiama Tanzi, ha fatto un buco nel 2003.
Nel dicembre 2008 viene condannato a dieci anni per aggiotaggio. In primo grado, la sentenza definitiva è ancora lontana.
Il processo per la bancarotta è ancora in corso.

E state a chiedervi ancora perché definisco l'Italia un paese incivile?

Defic...

... riempire a piacere: it, enti o quel che volete.

Non ci voleva certo un fine economista (come capita spesso basta semplicemente il buon senso) per capire che il deficit 2009 sarebbe esploso.
Ci si dimentica che alla fine le entrate derivano da IVA, accise varie e tasse dei dipendenti privati (per i pubblici è una partita di giro) e delle aziende.

Se le aziende non hanno lavoro: non pagano tasse loro, non le pagano i dipendenti in cassa integrazione, non le pagano i consulenti che non lavorano, e via così per tutta la catena dei subfornitori.
Inoltre non pagano le accise sulla benzina (il traffico si è molto ridotto), sui consumi energetici (gas, elettricità).
Le aziende commerciali vendono meno, meno IVA.

E intanto la spesa rimane uguale.

Resta la domanda: chi paga? Una risposta l'avevo già in mente tempo fa.

Ter monti /2

Il mitico decreto estivo (ai tempi della DC e del cinghialone si chiamavano balneari) contiene anche delle norme sui pagamenti della pubblica amministrazione.

In questo caso è semplicemente una presa in giro.

Parlare di pagamenti della PA escludendo la sanità è come se vi dessero da gestire un bar in una zona di grande passaggio escludendo i caffè.

Il grosso dello stock dei crediti accumulati dalla PA sono nella sanità.
Oltretutto hanno escluso il pregresso. Quindi parliamo di promesse.

L'ho capito e lo so benissimo che il pagamento immediato dei crediti farebbe schizzare ancora più su il deficit (lo Stato come detto più volte ha i bilanci fatti per cassa e non per competenza).
Ma stiamo uccidendo la gallina. Poi non avremo più uova.
Stiamo uccidendo un sacco di aziende che salteranno per mancanza di soldi dovuti ai ritardi nei pagamenti.

Ma è una battaglia di civiltà. e questo, ormai è consolidato, non è un paese civile.

giovedì 2 luglio 2009

Ter monti

Disclaimer: questo post sembrerà in alcuni passaggi un po' arrogante spero che chi mi legge sappia non sono così. Però mi capita di parlare con chi queste cose le va a negoziare, e di dire la mia. Lungi da me l'idea di essere il suggeritore, ma penso che la spiaggia sia formata da tutti i granelli di sabbia. Mi sa che sarà anche lungo.

Così alla fine una delle cose che io invoco da tempo è arrivata: la Tremonti ter.
Leggendo le notizie uscite (non ho letto il decreto, odio leggere le leggi, quello è lavoro da commercialisti e avvocati) pur sapendo che il percorso è lungo e ci saranno quasi certamente variazioni qualche idea me la sono fatta.

Intanto secondo me è in ritardo. Andava fatta al massimo alla fine del primo trimestre, per agganciare la mini ripresa che abbiamo avuto per la ricostituzione delle scorte di magazzino. Nei momenti di crisi i tempi sono importanti.
Capisco e condivido la scelta di stabilizzare, per prima cosa, il sistema finanziario, ma un segnale alle imprese andava dato prima.
Poi è un insieme di cose che io qui e in altre sedi ho più volte proposto: defiscalizzazione investimenti, defiscalizzazione utili lasciati in azienda.

Il difetto più grande che ha è che defiscalizza gli utili (ma questo non può essere diversamente, le tasse si pagano su quelli) in un momento nel quale i budget puntano a contenere le perdite.
Ma il metodo di calcolo (defiscalizzazione secca del 50% dell'investimento) è molto molto più favorevole del passato.
Quindi chi quest'anno sta andando bene (e ce ne sono) o meno peggio ha un fortissimo stimolo ad investire. Ed in questo credo assolva il suo scopo.

Investimenti agevolati: qui un po' di colpa me la sento. Parlando con alcune persone ad alto livello di Confindustria e spingendo per la Tremonti 3 mi disse "si ma loro dicono che poi costruiamo capannoni e compriamo le macchine" e la mia risposta fu "digli di escluderle" come poi è avvenuto.
Avendo espresso l'opinione in passato anche qui vorrei puntualizzare il mio pensiero.
Credo che l'esclusione di auto sia evidente. Evitiamo che l'imprenditore si comperi l'auto nuova (o magari intesti qualche auto personale all'azienda) detassandola. L'auto può attendere. Come ho scritto, personalmente ho preferito investire in impianti e macchinari e tenermi l'auto "vecchia" (se un'auto di 4 anni è "vecchia").

Un po' meno consenso si trova sul discorso capannoni. molti sostengono che comunque l'edilizia sia un settore importante.
Io ho una mia filosofia e sono abbastanza contrario, salvo una forte integrazione impianti/immobile necessaria in certi settori, agli investimenti immobiliari delle aziende.
Intanto ho visto troppe aziende saltare in aria per aver costruito faraonici uffici simbolo della potenza del proprietario.
E poi l'immobile è qualcosa che è legato alle necessità aziendali. Di crescita o riduzione.
Le aziende in forte crescita hanno una montagna di liquidità drenata dalla continua esigenza di ampliare gli spazi produttivi, mentre potrebbero secondo me investire maggiormente in impianti e prodotti e meno in immobili per migliorare i loro rendimenti.
In caso di riduzione (come avverrà in molte aziende nel prossimo periodo) ho bisogno meno spazio. Certo l'immobile lo posso affittare, se c'è richiesta, (ed oggi no ce n'è) ma il mio business è fare prodotti non affittare immobili.
So la contestazione, ma i soldi dell'affitto sono buttati e le banche amano gli immobili per il patrimonio.
La soluzione può essere che ho una società immobiliare mia che possiede e costruisce gli immobili per l'operativa (come fanno moltissimi) ma i due business sono divisi e concettualmente l'operativa la posso spostare anche in altri immobili più adeguati alle nuove esigenze.
E con rendimenti, nell'industriale, del 6% quando va bene vuol dire che in affitti ci metto 16 anni a ripagarlo. Dove e come sarà la vostra azienda tra 15 anni?
Tutto questo per dire che non ho mai visto, tranne rari casi, l'immobile come un importante cespite aziendale.
Lo so che le banche li amano, perché sono una garanzia interna dell'azienda. Ma anche lì vado controcorrente e dico che la banca mi deve finanziare per il mio business, non perché c'è l'immobile.

L'esclusione dei computer, che ha fatto ridere la rete (sono invece inclusi i toner) credo verrà recuperata così come, a mio parere, andrà incluso il software.
Anzi a dirla tutta io per il software alzerei addirittura l'agevolazione.
Vogliamo che le aziende facciano un salto in avanti tecnologicamente? "Costringiamole" oltre al fatto che forse sarebbe l'occasione per molti per mettersi a posto con le licenze (tra le PMI la pirateria è ancora abbastanza diffusa). Alla fine aiuteremmo la sopravvivenza delle software house in questo momento difficile (se davvero vogliamo favorire il terziario avanzato in Italia) e alzeremmo il livello tecnologico delle aziende.

Tempi di attuazione: per chi, come la nostra azienda, non ha interrotto il piano di investimenti anche nel momento di crisi è evidente che vedere centinaia di migliaia di euro già investiti nel 2009 fino ad oggi che non sarebbero agevolati fa un po' (solo un po' eh...) alterare.
Il vero grande rischio è che un mercato già quasi fermo si arresti del tutto in attesa della legge finale.
Invece allargare la deducibilità a tutti gli investimenti effettuati nel 2009 premierebbe i pochi coraggiosi che non hanno interrotto i programmi di investimento anche nei momenti più bui e non fermerebbe il mercato nel prossimo periodo, che sarà il peggiore.
Calcolati i tempi aziendali di decisione, i tempi di progetto e preparazione di certi impianti siamo già quasi al limite per investire nel 2009. Luglio è qui, due o tre incontri ed è andato. Settembre per ordinare, due o tre mesi per produrre e consegnare (a star bassi) e sei già a Dicembre.
Non dimentichiamo che la meccanica italiana è fortissima su macchine utensili "custom made" mentre megacorporation straniere sono più forti sulle macchine utensili "di serie".
Tempi stretti, inutile dirlo, favoriscono gli stranieri che magari hanno macchine già pronte a magazzino consegnabili quasi immediatamente.
Tenere d'occhio questo fattore non sarebbe male Signor Ministro.

Manca la detassazione degli utili lasciati in azienda. Il fatto che porterebbe, a mio parere, il maggiore beneficio al nostro sistema industriale dal lato finanziario.
Se vogliamo che le PMI aziende italiane escano dalla loro proverbiale sotto capitalizzazione.

Sempre sui cespiti (era ora) positiva l'idea di cambiare i coefficienti di ammortamento. Accelerando quello dei beni ad alta tecnologia.
L'esclusione dei PC dalla agevolazione sopra potrebbe nascere da qui. Se mi permettono di ammortizzarli più velocemente (tipo in due anni) il beneficio c'è già, e sarebbe permanente.

Altre cose del decreto.
Sembra incredibile che nel 2009 si debba fare una legge perché i vari archivi fiscali dello Stato si scambino i dati. Poi ci si lamenta dell'evasione!
Altro fattore positivo che si punti (finalmente) ai grandi elusori che attraverso società off shore paradisi fiscali, cessione di marchi in paradisi fiscali ecc di tasse ne pagano pochine.
Sapete quante parrucchiere ci vogliono per evadere le cifre che evadono certe aziende? ci sono aziende che spostano centinaia (migliaia?) di milioni di euro su società estere per sfruttamento del marchio (ne ho già parlato).

Un beneficio enorme per le aziende, in un momento di crisi di circolante come quello attuale, arriverà dai tempi massimi di valuta per assegni e bonifici.
Per intenderci gli assegni fuori piazza non era raro che avessero tempi di incasso di 10 giorni e passano a tre.
Sul massimo scoperto e i trucchi delle banche ci tornerò.

Lavoro
Ottimo il discorso dell'autoimprenditorialità, i soldi tanto vale darli per fare impresa piuttosto che per stare a casa.
Cassa integrazione. Tutte le volte mi fanno tenerezza. dicono che ci mettono 25 milioni.
Le aziende negli ultimi anni hanno versato 40 miliardi al fondo per la cassa integrazione (che l'INPS che mi pare le gestisca ha forse usato per pagare pensioni) e ci fanno un favore a darci 25 milioni? Mah.
Tutta la parte sugli "incentivi a chi non licenzia" ammetto le mie colpe non l'ho ancora capita.

Compensazione dei crediti fiscali. Qui rido perché è la classica cosa da suk: era 500, noi chiedevamo 1000, risultato: dai facciamo 750 e non se ne parla più.

Ottima la riduzione dei costi dell'energia ma mi sa che è destinato più ai soliti noti che alle PMI.

Per Alitalia. Si vergognino. Perché devo pagare tasse per rimborsare soldi a chi ha investito in una azienda decotta? E magari ci ha speculato.

Bravo, se sei arrivato si qui hai una bella resistenza!

lunedì 29 giugno 2009

Bicchiere mezzo pieno

A voler essere ottimisti a tutti i costi e vedere una goccia come bicchiere mezzo pieno questi sono i dati del Centro Studi Confindustria sulla produzione industriale.
Aumentata dello 0,3%.

Quel piccolissimo trattino verso l'alto che vedete nella zona azzurra (il secondo ed ultimo, non il primo).

giovedì 25 giugno 2009

Ombra

Perché i piccoli soffrono sempre di complessi e non vogliono nessuno che gli faccia ombra?


La grande capacità di un leader è anche (secondo me soprattutto) creare un grande team, motivarlo e valorizzarlo e preparare la propria successione.


Disclaimer: il presente post ha diverse letture. A voi scoprire quali ho in mente io e proporne di nuove.

martedì 23 giugno 2009

Soldi e conflitti di interessi

Non ricordo esattamente in che fase era della mia storia confindustriale quando iniziò il dibattito sull'allargamento della base associativa.
A memoria (ma la mia memoria è tarocca) era presidente dei giovani l'allora signorina Marcegaglia.
E il discorso riguardava, allora, l'ingresso di FS.

Partecipai come molti altri al dibattito, e resto ancora dell'opinione di allora.

Capisco benissimo le due principali esigenze di Confindustria: soldi e rappresentatività.

Sui soldi, da imprenditore, chi non vorrebbe fare più fatturato? Le strutture e i servizi costano (non è il momento per un dibattito sulla resa, magari ci torneremo). E il progressivo calo del manifatturiero, incassando Confindustria in base ai dipendenti, poneva seri problemi di budget.

Sulla rappresentatività è evidente a chiunque che più aziende rappresento e più posso cercare di influenzare e fare lobby. Non ho mai creduto a una associazione che rappresenta i piccoli. Che credibilità se si dice di rappresentare l'industria e non si rappresenta Fiat? E soprattutto se non si rappresentano i principali gruppi media?
Confapi e la sua storia sono lì a dimostrarlo. qualcuno sa chi è (non googolate) il Presidente di Confapi?

Il problema degli equilibri dobbiamo risolvercelo internamente, e proprio qui si innesta il pensiero sulle partecipazioni statali nella nostra organizzazione.
Da sempre Fiat ed altri grandi hanno una influenza sul sistema e sulle cariche sia per il loro peso specifico sia per la capacità di aggregazione sui subfornitori e sulle varie componenti del sistema.
Confindustria è infatti un sistema articolato a livello territoriale (provincie, regioni) e per settore (associazione di categoria) quindi avere molte sedi e diversi business importanti (vedi Fiat con anche trattori, veicoli industriali, componentistica ecc) ramifica ancora più il potere delle grandi aziende.

Questo discorso esplode quando parliamo di Poste, Trenitalia, Eni eccetera.
Trenitalia ha praticamente una sede in ogni provincia e spesso (anche se ai tempi pagava un forfait, non so ora) è tra le più importanti aziende della zona per le piccole associazioni.
Anche Eni con reti di distribuzione, raffinerie, sedi commerciali credo sia molto molto ramificata.

Anche ai più distratti non è certo sfuggito che Assolombarda è oggi in mano (dopo non poche battaglie interne) ad una persona (assolutamente degna e capace, intendiamoci) che viene dalle partecipazioni statali.
Le polemiche su Venezia, rompendo una tradizione di riservatezza che mi è cara, sono debordate e finite ampiamente sui giornali e guarda caso rigurdavano un possibile Presidente proveniente dallo stesso gruppo.

Non è un segreto, credo, che il signore qui ritratto, Paolo Scaroni, coltiva ambizioni per la successione ad Emma Marcegaglia e che i movimenti sulle grandi associazioni siano (anche) funzionali a questo progetto.

I nodi quindi, come sempre accade, vengono al pettine. Ci si era illusi e si era raccontato che ai boiardi di stato (come venivano chiamati una volta) non interessava Confindustria, i loro canali politici consolidati non avevano certo bisogno di noi.
Mi si dirà che Eni è oggi un'azienda quotata. Certo, ma mi risulta che le cariche top vengano decise dalla politica e non dal mercato. E il cane lecca sempre la mano di chi gli dà da mangiare.

Questo amplifica i problemi che già Emma Marcegaglia ha citato nella assemblea privata di Confindustria: come fare convivere monopolisti (oligopolisti nella migliore delle ipotesi) che vivono in un ovattato mondo protetto e aziende che operano sul mercato?
Come far convivere Enel & Eni e i loro prezzi esosi con le piccole e medie aziende che invece vorrebbero energia a prezzi allineati a quelli internazionali?
Può Confindustria fare una battaglia per i prezzi dell'energia contro il suo associato Enel?
Oggi ci sta provando, magari con risultati alterni ma ci sta provando.
E domani? Se Scaroni sarà Presidente? Chi ci crede?

Il problema della rappresentatività è che le grandi aziende per progetti di questo tipo possono mettere in campo "risorse dedicate", lobbysti, creare un rapporto privilegiato con i funzionari (spesso le grandi aziende rompono meno dei piccoli perché i loro problemi se li risolvono con risorse interne) che hanno comunque sempre una forte influenza. Possono fare pressione sui subfornitori per ottenere i voti necessari.

E intanto i piccoli sono rinchiusi nel loro ufficio a lottare tutti i giorni con i mercati, le banche, i concorrenti e dicono "ho mica tempo per quelle robe lì".
Salvo poi trovarsi improvvisamente non rappresentati e lamentarsene.
Anche in considerazione del fatto che a Novembre il battagliero Morandini (Presidente della Piccola) scade.

La battaglia è iniziata da un po'.
Vedremo come andrà a finire. Ma se la base (mitico moloch che non ho mai capito se esiste) non si sveglia e lotta associazione per associazione, voto per voto, la vedo dura.

Come in politica: lasciamo fare "perché non è il nostro mestiere" e poi ci troviamo la classe politica che abbiamo e ci lamentiamo.

lunedì 15 giugno 2009

Pagliuzze e travi

Oggi Massimo Giannini attacca l'incontro in Confindustria con Gheddafi.

A parte il fatto che in Confindustria si incontra qualsiasi capo di stato che dia la propria disponibilità (avviene regolarmente) mi sfugge un po' cosa ci sia di male, oltre al fatto che il Libico ha parlato bene di Berlusconi.
Uno dei compiti di Confindustria rassicuro Giannini, è promuovere le aziende italiane all'estero. Il Vice all'uopo incaricato si chiama Zegna e la partecipazione è libera, non riservata ai soliti noti. Che, come dice lui nell'articolo non hanne certo bisogno di Confindustria per i loro incontri.

Tra l'altro sentirsi fare le lezioni di dignità dai giornalisti (categoria della quale ho più volte parlato) a me fa sorridere.
Ma forse andrebbe bene se gli accordi li facessimo con Cuba.

mercoledì 10 giugno 2009

Ma di cosa cavolo parla questo?

Oggi mettevo a posto un po' di cose e ho trovato un mio articolo scritto in ottobre 1995.
Era per una roba Confindustriale.
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Proprio a seguito di quelle richieste la [...] ha deciso di avviare un servizio sperimentale attraverso Internet.
La ragione di questa scelta può essere riassunta in 3 punti : velocità e aggiornamento, costi, visione strategica.
La velocità di circolazione e di aggiornamento sono le principali esigenze di qualsiasi sistema di distribuzione delle informazioni. L’utilizzo di metodi tradizionali quali fax o lettere comporta una attività di segreteria che è spesso fonte di ritardi, inconvenienti e malfunzionamenti, oltre ad essere sottoposta alla disponibilità di tempo di chi “smista” questo tipo di corrispondenza.
In caso di documenti particolarmente lunghi (come relazioni ad esempio) il fax è anche molto dispendioso, soprattutto se il documento è da inviare a più persone.
Nicholas Negroponte sostiene che i giapponesi ci hanno “imposto” il fax, invece della posta elettronica, perché il fax si adatta meglio alla loro scrittura.
Non parliamo poi del telefono : spesso il destinatario della telefonata è già occupato (altre telefonate, riunioni) o addirittura assente.
Ad un servizio basato sul WWW, una specie di “bacheca”, posso accedere quando mi serve, a qualsiasi ora, trovandolo aggiornato. Alla mia posta elettronica posso accedere anche se sono in viaggio, a casa e rispondere nel momento in cui ho tempo o appena ho pronte le informazioni richieste.
La preparazione di documenti in gruppo diventa poi molto più flessibile. Con i moderni programmi posso fare le mie annotazioni "a margine” e ritrasmettere il documento.
I costi di Internet sono ormai relativamente bassi, sono disponibili accessi a costi annuali accettabili per un’azienda con fornitori del servizio in quasi tutte le maggiori città. Questo permette di utilizzare il servizio con tariffa di chiamata urbana. Trasferire documenti (anche lunghi), immagini e tabelle di foglio elettronico richiede pochissimi secondi (questo articolo è stato trasmesso così).
Per quanto riguarda i motivi strategici, è mia personale opinione che con la liberalizzazione dei servizi di telecomunicazione le aziende entro qualche anno avranno la propria rete interna connessa ad Internet. Questo permetterà comunicazioni pressoché istantanee, se io sono seduto davanti al mio computer e mando un messaggio ad un mio corrispondente (con le rispettive reti aziendali connesse ad Internet) lui riceverà il messaggio in pochissimi minuti, potrà preparare la risposta e inviarla.
Crediamo che l’aderire allo standard Internet porti a maggiore facilità di accesso e di sviluppo. L’utilizzo di reti private o non standard offre maggiori possibilità di sicurezza ma chiude la possibilità di usare il servizio anche nei confronti di esterni come ad esempio giornalisti o altre persone non collegati al servizio privato.

Il servizio dei [...] è per il momento sperimentale e comprende l’agenda, le notizie, una lista dei componenti, oltre ai collegamenti con le gli altri servizi dei [...] presenti sulla rete.

Chi ha accesso ad Internet può quindi collegarsi con un programma per il World Wide Web a:
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Letto oggi forse fa un po' tenerezza. Prego notare il passaggio: è mia personale opinione che con la liberalizzazione dei servizi di telecomunicazione le aziende entro qualche anno avranno la propria rete interna connessa ad Internet
Questo post partecipa al thread nato si FF qualche giorno fa sul quando ciascuno aveva iniziato ad usare la posa elettronica e dove.